Carocci, Enrico
Inhabiting the Overlook Hotel. The role of anempathic space in “The Shining” [Articolo]
FedOA - Federico II Open Access University Press, 2018-12-30

A major cause of the anxiety evoked in Stanley Kubrick’s The Shining is related to the indifference to human events displayed by architectural space. The verb “to overlook” has several meanings, including “to disregard” and “to underestimate”. This paper thus focuses on the role played in the film by the Overlook Hotel, a space that may indeed be described as “anempathic” towards characters’ actions and situations. Two aspects of the spatiality of The Shining are discussed in particular. The first one concerns the configuration of cinematic space: the role of set design, camera movements and editing choices, as they emerge from the formal analysis of the film and from the consideration of the numerous documents and testimonies currently available. Having pointed out the environmental vocation of Kubrick’s storytelling, a second aspect is discussed: the cognitive and affective experience provided by the filmic space, in accordance with an embodied cognition perspective. In particular, the paper takes into account Kubrick’s systematic inclination to disorient the viewer, and the resulting construction of embodied metaphors of a spatial kind. Through these strategies, Kubrick evokes both an uncanny mood and abstract meanings.

Una delle principali cause dell’inquietudine evocata da Stanley Kubrick in Shining riguarda l’indifferenza dello spazio architettonico rispetto alle vicende dei personaggi: “ignorare” o “sottovalutare” è, in effetti, uno dei significati del verbo to overlook. Questo articolo prende in esame il ruolo svolto nel film dallo spazio dell’Overlook hotel, che si qualifica appunto come “anempatico” rispetto ad azioni e situazioni narrative. Vengono considerati, in particolare, due aspetti della spazialità in Shining. Il primo riguarda la configurazione dello spazio filmico: il ruolo del set design, dei movimenti della cinepresa e delle scelte di montaggio, così come emerge dall’analisi formale del film e secondo i molti documenti e testimonianze disponibili. Dopo aver sottolineato la vocazione architettonica della narrazione in Kubrick, si passa alla discussione di un secondo aspetto: l’esperienza cognitiva e affettiva offerta allo spettatore dalle configurazioni spaziali del film, seguendo la prospettiva dell’embodied cognition. Si considerano in particolare la sistematica tendenza al disorientamento da parte di Kubrick e la conseguente costruzione di metafore incarnate di tipo spaziale. Attraverso queste strategie, il regista evoca insieme uno stato d’animo perturbante e significati astratti.

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