Bonanni, Veronica
Rewriting the ending of Pinocchio trough words and pictures [Articolo]
Università degli Studi di Cagliari, 2012-11-30

Many literary critics and writers do not appreciate the happy end of Pinocchio, in which the rebellious puppet is turned into a bourgeois child. Some of them have even supposed that Carlo Collodi did not write the ending, but it is a groundless assumption. Others, such as Garroni and Manganelli, can accept this conclusion, but only by rewriting the story: at the end, the puppet is not really transformed, he is dead.In the first part of this article, after examining these interpretations and rewritings, I will demonstrate that this criticized ending is a very complex and subtle construction, in which the author reworks narrative patterns of some French fairy tales he translated in 1875, based on the final metamorphosis of the hero as a reward.  In this case, there is not a transformation, but a duplication so that the hero can build his identity through both identifying with and differentiating himself from the puppet. As the witty and ironical remark closing the novel suggests, the hero is not really a «good boy», but simply a boy who is more mature and responsible.This is an ambiguous ending, showing at the same time the positive evolution of the character and the dramatic aspect of any change: the lifeless puppet leaning against the chair represents the part of himself that Pinocchio has lost growing up. The second part of this article focuses on the illustrations of this ending. Some illustrators try to represent the pedagogical value of this conclusion. Others, refusing his supposed moralism, rewrite the ending with images in order to exasperate his tragic and doleful aspects, as Garroni and Manganelli do through their words.

Il finale di Pinocchio è certo la parte più criticata del romanzo. Molti studiosi l’hanno giudicato edificante o insulso, tanto che alcuni sono arrivati a ipotizzare che non fosse stato veramente l’autore a scriverlo. Garroni e Manganelli, invece, sono riusciti a rivalutarlo solo al prezzo di riscriverlo, volgendo il lieto fine in finale tragico: Pinocchio non si trasforma realmente, ma muore, e il bravo bambino riccioluto non è che un impostore.Tuttavia, se solo si rilegge quel finale con attenzione e senza pregiudizi, ci si accorge che non si tratta di una trovata dell’ultimo momento, appiccicata ai capitoli precedenti in mancanza di meglio ― come molti critici hanno supposto ― ma di una conclusione progettata attentamente e lungamente dall’autore. Per ideare tutta la seconda parte del romanzo a partire dal capitolo XV, infatti, Collodi si è servito ― come si cerca qui di dimostrare ― di uno schema narrativo che conosceva bene per averlo trovato in alcune delle fiabe francesi da lui tradotte nel 1875 per incarico dei Paggi. Rielaborando originalmente quello schema per adattarlo al suo romanzo, l’autore ha cercato nel finale di costruire un complesso dialogo tra Pinocchio ragazzo e il suo doppio di legno, in modo da favorire nel lettore bambino il riconoscimento dell’identità tra i due personaggi e la comprensione dell’autoconsapevolezza critica finalmente raggiunta dal protagonista.Tra i numerosissimi illustratori di Pinocchio, alcuni sono riusciti a intuire, molto meglio dei critici, il vero valore pedagogico di questo discusso finale, e hanno cercato di renderlo visibile ricorrendo a diverse strategie. Altri, invece, si sono ribellati al suo supposto moralismo e ne hanno esasperato il carattere tragico e luttuoso nelle loro immagini, così come Garroni e Manganelli hanno fatto a parole.La seconda parte dell’articolo è dedicata all’esame di alcune tra le illustrazioni più rappresentative di queste due tendenze iconografiche.

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Sorgente: Between; Vol 2 No 4 (2012): Adaptation: The Transformations of Stories Through Code-switching
Sorgente: Between; V. 2 N. 4 (2012): L’adattamento: le trasformazioni delle storie nei passaggi di codice
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