Torquati, Stefania
Il posto degli intermedi nella struttura dei contrari: contributi delle ricerche linguistico-cognitive e della fenomenologia sperimentale della percezione [Tesi di dottorato]

L'oggetto di studio della tesi è costituito dalle qualità intermedie cioè da quegli stati dell’esperienza percettiva che stanno tra due proprietà contrarie senza corrispondere né all’una né all'altra. Tra le varie tipologie di esperienze intermedie che costituiscono possibili oggetti di studio, ci siamo indirizzati verso l'osservazione di alcune proprietà visive dello spazio. La ricerca ha cercato conferma della loro percepibilità e descrivibilità e della diversa struttura di intermedietà che caratterizzerebbe diverse tipologie di contrari. Più in particolare, si è inteso verificare l’ipotesi che gli intermedi abbiano la stessa evidenza percettiva delle proprietà contrarie tra le quali si situano. Questa evidenza percettiva si sarebbe dovuta rendere visibile attraverso due fenomeni: i valori massimi di evidenza degli stati intermedi, per soggetti adulti, non sarebbero dovuti risultare significativamente inferiori rispetto a quelli delle relative proprietà contrarie; inoltre, in condizioni di pari evidenza, il tempo richiesto per identificare e quantificare il grado di presenza delle proprietà intermedie non sarebbe dovuto risultare maggiore di quello richiesto per identificare e quantificare l’evidenza delle rispettive proprietà contrarie. Si intendeva inoltre verificare quale fosse la struttura delle componenti estreme (o polarità) e della componente intermedia di ciascuna coppia rispetto alla caratteristica della graduabilità. Due gli studi condotti. Nel primo ai soggetti sono state presentate alcune serie di immagini, ognuna delle quali mostrava le variazioni da un estremo all'estremo contrario di una dimensione spaziale (ad esempio completo-incompleto; davanti-dietro; vicino-lontano). Per le stesse serie di immagini i soggetti fornivano, in base alla loro percezione immediata, tre valutazioni: una relativa al polo A (ad esempio la proprietà “completo”), una relativa al polo B (la proprietà “incompleto”), ed una relativa all'intermedio (la proprietà “né completo né incompleto”); quindi i soggetti vedevano per tre volte, non consecutive, le stesse serie randomizzate di immagini. Sono stati registrati i punteggi di evidenza attribuiti dai soggetti su una scala min-max e i relativi tempi di risposta. I risultati di questo primo esperimento hanno confermato che i tempi necessari a descrivere l’evidenza delle proprietà intermedie non sono statisticamente diversi da quelli necessari a descrivere almeno uno dei due poli (e in alcuni casi entrambi i poli). In termini di evidenza massima, è accaduto anche che per alcuni stimoli i soggetti hanno identificato gradi elevati di evidenza della proprietà intermedia, così come, per altri stimoli, accadeva rispetto ai due poli. E’ stato possibile identificare per ciascuna serie di immagini alcuni stati significativamente più caratterizzati per l’evidenza del polo A (che non degli intermedi o del polo B), del polo B (che non degli intermedi o del polo A) e degli intermedi (che non di uno dei due poli). Dall’analisi del numero di immagini della serie che possedevano queste caratteristiche sono emerse diverse tipologie di contrari, confrontabili con le tipologie emerse dagli esperimenti già condotti in letteratura ma usando un diverso metodo (Savardi e Bianchi, 2000; Bianchi, Savardi, Kubovy, 2011). A questo proposito, rispetto a tali lavori, la presente ricerca ha evidenziato una maggior graduabilità nella caratterizzazione della struttura percettiva delle dimensioni. Il dato è da riportare verosimilmente al tipo di compito che ha indotto i soggetti ad essere più disponibili ad ammettere gradualità (il dato andrà comunque approfondito in ricerche future). Nel secondo studio ci siamo concentrati sull’analisi strutturale dei soli intermedi, per verificare la corrispondenza tra morfologia degli intermedi attesa (e connessa alla struttura percettiva complessiva delle tre componenti: Puntuale-Nessuno-Gamma, Puntuale-Gamma-Puntuale, Gamma-Puntuale-Gamma, Gamma-Gamma-Gamma) e quella descritta dai soggetti in un compito di quantificazione. Nel secondo esperimento, a differenza del primo, la procedura sperimentale vincolava la descrizione della percezione dei due poli all’esclusione di intermedietà. Questo secondo esperimento ha confermato la corrispondenza tra la morfologia degli intermedi attesa e la forma descritta dai soggetti per tre tipologie di dimensioni (Puntuale-Gamma-Puntuale, Gamma-Puntuale-Gamma, Gamma-Gamma-Gamma), continuando a mostrare la criticità della quarta tipologia (Puntuale-Nessuno-Gamma) . In generale, i risultati hanno dato conferma 1) dell’esistenza di diverse strutture di intermedietà, più o meno estese a coprire la gamma delle variazioni che conducono da un estremo all’estremo contrario e 2) della percepibilità delle esperienze intermedie, che sono risultate descrivibili con tempi e gradi di evidenza paragonabili a quelli delle esperienze polarizzate.

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M-PSI/01 - Psicologia generale


Tesi di dottorato. | Lingua: | Paese: | BID: TD15023548