Puglielli, Luca
La letteratura per l'infanzia in Abruzzo (1880-1950): Olindo Giacobbe scrittore per l'infanzia [Tesi di dottorato]

Il progetto di ricerca è stato animato da motivazioni ed interessi di natura principalmente storiografica, nel contesto del quale, più esattamente, la letteratura per l’infanzia ed in specie lo sviluppo e l’affermarsi della stessa nella regione Abruzzo vengono ad essere affrontati da un’angolazione prevalentemente, anche se non esclusivamente, storico-critica. L’indagine si presenta suddivisa in due fasi, da considerare come poste in un relativo, dunque non rigido ordine cronologico; ciascuna di esse, infatti, rappresenta allo stesso tempo anche un ambito di ricerca in qualche modo distinto, quanto a finalità, contenuti, metodi, rispetto agli altri, nel mentre che risultano, tutti, strettamente ed imprescindibilmente correlati e connessi. Si è dunque voluto con la presente ricerca individuare, da una parte, le origini della letteratura per l’infanzia in Abruzzo e il legame, spesso inscindibile, con il Meridione, da rintracciare non solo a causa della vicinanza geografica, ma soprattutto per motivi storici e culturali; dall’altra attraverso l’analisi dell’intero e proficuo percorso di Olindo Giacobbe, valorizzare il “nuovo” approccio allo studio della disciplina, che l’autore Abruzzese ha prodotto con la produzione dei suoi manuali sottolineando, solo per citare un aspetto, la forte correlazione tra letteratura popolare e letteratura per l’infanzia, sostenendo l’importanza della prima come fonte primaria della letteratura infantile, in specie segnalando i lavori di Giuseppe Pitrè considerato tra i maggiori raccoglitori degli usi e costumi che il Paese nostro abbia espresso. Rapporto, tra letteratura popolare e per l’infanzia, che attraverso un significativo percorso di analisi il Giacobbe definitivamente chiarirà nel Manuale del 1947; scrive al riguardo: “[…] fu proprio la tradizione che offrì agli autori il suo prezioso e inesauribile materiale”. Il primo asse del progetto di ricerca, quindi, si è incentrato sull’analisi storica-sociale-educativa dell’Abruzzo, ed in particolar modo il periodo post unitario caratterizzato, questo, dall’impetuoso affacciarsi di una nuova generazione, dall’affermazione di un nutrito gruppo di artisti, scrittori, studiosi, che determinerà quello che suole definirsi il “risveglio degli Abruzzi”. A partire da questo “risveglio” si è cercato di rintracciare nel panorama culturale abruzzese la nascita della letteratura per l’infanzia attraverso l’analisi dei principali operatori culturali che hanno trattato questa disciplina spesso in maniera trasversale e quegli autori che, invece, hanno dedicato l’intera opera a questo aspetto dell’educazione. Non meno importanti, e per questo non trascurabili, gli editori che hanno dato voce ad autori minori in campo nazionale, e che si sono posti come fonte primaria di divulgazione attraverso la nascita di collane appositamente riservate a questo genere letterario. Il secondo asse, invece, si propone come fine quello di ricostruire il lungo dibattito che ha caratterizzato l’iniziale sviluppo e l’affermarsi della letteratura per l’infanzia in Italia, che, da un iniziale strumento di alfabetizzazione del popolo in nome dei principi riformatori, giunge al definitivo processo di affermazione critica, che si registra nel primo Novecento, identificabile con il fiorire della manualistica. La ricostruzione della nascita della letteratura per l’infanzia in Abruzzo, e nel Meridione in genere, ha visto l’analisi dei principali fogli, quindicinali e riviste edite nel periodo preso in esame dalla presente ricerca (1880-1950). Dall’analisi si evince che nell’Italia Meridionale la letteratura per ragazzi è in pratica un campo non coltivato, ritenuto di competenza scolastica e professionale ma non culturale. Indubbiamente, molto ha pesato su questo atteggiamento mentale il pensiero di Benedetto Croce il quale, come è noto, nega ogni legittimità culturale ed artistica alla letteratura per ragazzi, ma anche la concezione del bambino come soggetto-individuo che riceve dalla scuola le forme di primo avviamento alla cultura e di educazione dei sentimenti. Il progetto educativo di ciò che chiamo letteratura per l’infanzia, quindi, è fortemente vincolato all’istituzione a ciò deputata: la scuola. L’Abruzzo, dunque, così come Il Meridione, hanno rappresentato un territorio non ufficiale della letteratura per l’infanzia in quanto “terra di nessuno”. La ricerca, poi, si è soffermata sull’analisi delle opere di Olindo Giacobbe che per l’Abruzzo ha rappresentato un importante punto di riferimento per lo sviluppo della disciplina e non solo per le sue origini. Lo scrittore abruzzese con le Note di letteratura per l’infanzia edito a Roma nel 1923 da Giorgio Berlutti e con le successive edizioni dal titolo Letteratura per l’Infanzia (Torino, Paravia, 1925) e del Manuale di letteratura infantile (Roma, Signorelli, 1947), ha dato impulso ad un nuovo approccio allo studio della letteratura per l’infanzia, può essere considerato, dunque, lo scopritore di un nuovo modo di leggere il mondo dell’infanzia, conferendo dignità letteraria alla manualistica, un genere oggi molto diffuso, che con La letteratura per l’infanzia di Pino Boero e Carmine De Luca, ha raggiunto gli apici della ricerca storico-pedagogico-letteraria nei nostri giorni.

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M-PED/02 - Storia della pedagogia


Tesi di dottorato. | Lingua: | Paese: | BID: TD15023554