Capasso, Danilo
Urban Makers. Urbanistica delle pratiche e spazio liminale [Tesi di dottorato]
Questa tesi si basa sul presupposto che, se l’urbanità post-metropolitana ha determinato l’espansione della città oltre i suoi confini amministrativi, modificando la scala delle relazioni spaziali, questa crescita ha prodotto d'altro canto una trama di spazi indeterminati grazie all’incessante metabolismo della città: spazi in continuo divenire. Per poter interpretare prima, e riconfigurare poi, questi spazi, useremo il concetto di limen prendendolo in prestito dagli studi di antropologia sociale di Victor Turner (1977). Turner osserva che i cicli evolutivi e di cambiamento si risolvono attraverso rituali scanditi in tre fasi distinte: separazione, liminalità ed aggregazione. Nelle aree liminali, sospese tra spazio e tempo, vengono generati nuovi modelli che ribaltano le strategie di potere convenzionale delle società (Turner 1977, VII). Allo stesso modo negli spazi liminali, grazie ad uno stato fuori dall'ordinario, prendono vita, ad opera degli urban makers, le pratiche di trasformazione spaziale che mettono in discussione le dinamiche tradizionali del progetto urbano. In questo senso le pratiche degli urban makers negli spazi liminali, oltre ad essere un importante ambito di sperimentazione sociale e culturale, introducono spunti pragmatici di diversificazione dei metodi e dei modelli di progetto, letto come processo multiscalare e iterativo che opera in un’ottica ecologica: dove si attua uno “spostamento di un’idea d’ambiente come ‘qualcosa là fuori’, remoto e separato, da un’idea organica, fluida, adattiva dello sfondo”(Bianchetti 2011, 129). Il progetto urbano è, quindi, sempre più un processo in cui la dimensione estemporanea dell’azione diretta può influenzare e dialogare con i modelli tradizionali del progetto attraversando le diverse scale di intervento. In questa direzione la ricerca è volta a sottolineare la rilevanza ai fini progettuali e urbanistici delle pratiche urbane, ed in particolare di quelle pratiche che contaminando le tradizioni disciplinari, aprono ad un urbanistica che abbandona le certezze deterministiche e l’idea di progetto come percorso lineare. Le pratiche sono un pulviscolo che opera in una marginalità (limen) che può diventare risorsa, dove mettere a frutto “limitatezza e adattabilità, disponibilità a muoversi tra situazioni diverse, capacità di vedere un progetto dove si apre una qualche possibilità d’azione”(Turner 1977)..
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Tesi di dottorato. | Lingua: it ; Italiano. | Paese: | BID: TD15036320