GIORDANO, CRISTIANA FRANCESCA
La riqualificazione dello spazio pubblico per valorizzare il territorio. Dal Distretto Culturale Le Regge dei Gonzaga alla "Città UNESCO diffusa dei Gonzaga" [Tesi di dottorato]
Politecnico di Milano, 2015-12-11

L’importanza dello spazio pubblico (piazze, strade, etc.) quale fulcro della vita collettiva, simbolo della civitas e sistema ordinatore della forma urbana emerge dal dibattito culturale sulle città europee e italiane (Romano, 1993; Clemente, 2001): osservando la letteratura inerente tale tematica e riprendendo l’ordine relazionale proposto da Gehl (prima la società, poi gli spazi pubblici, poi gli edifici), è possibile affermare che l’esigenza di costruire luoghi pubblici atti a soddisfare le esigenze comuni è nata nel momento in cui l’essere umano ha iniziato a organizzarsi come società (Salzano, 1964). A partire dal XIX secolo, la crisi della ‘sfera pubblica’ e il cambiamento della società e dei suoi bisogni hanno determinato l’inversione dell’ordine relazionale società-spazio pubblico-città innescando il declino dello spazio pubblico, il quale oggi “può essere assunto quale simbolo, sinonimo, metafora della complessità moderna, teatro della rappresentazione delle sue laceranti contraddizioni” (Schiaffonati, 1994: 105). La condizione attuale dello spazio pubblico è ben sintetizzata da Gregotti che specifica come: “privatizzato, disperso, del tutto dipendente dal mercato e persino ostile alla sua stessa ontologia (…) lo spazio aperto muove verso la coincidenza di residuo ostile (…) perduto il ruolo di condensatore sociale” (Gregotti, 2002: 29) . La crisi dello spazio pubblico deriva direttamente dal dilagarsi dei principi di disuguaglianza e segregazione che, negli anni del neoliberalismo, hanno preso il sopravvento causando la negazione della mixitè tipica del vivere sociale, l’indebolimento dei valori di cittadinanza, la privatizzazione dei beni comuni. Nella corsa all’innovazione e spinte dalla necessità di soddisfare il diritto di tutti e di rendere funzionale qualsiasi ambiente vissuto dall’uomo, le Amministrazioni hanno gradualmente perso la propria capacità di organizzare lo spazio pubblico che è stato asservito al tecnicismo. Con il crescere della complessità urbana è aumentata anche l’esigenza di mobilità e di attrezzamento (Ubertazzi, 1994) e gli spazi pubblici sono stati sempre più occupati: dalle auto e dal traffico, per le esigenze legate alla mobilità (Spadolini, 1992; PdG Urbino, 2012); dall’attrezzamento urbano (Ubertazzi, 1998), per quelle legate all’informazione, al commercio (PdG Siena, 2011) e ad altri servizi oggi ritenuti fondamentali (raccolta dei rifiuti; comunicazione; etc.). Il fenomeno definito nella presente ricerca come ‘cannibalizzazione dello spazio’ porta in sé tutta la contraddizione tipica degli anni contemporanei: lo spazio pubblico, inclusivo e ‘di tutti’ per definizione, è stato sempre più riempito di oggetti volti a soddisfare i diritti dei singoli, collocati senza riguardo per i flussi fruitivi e scelti da cataloghi merceologici attraverso una logica valida per qualsiasi paesaggio urbano e qualsiasi parte di esso (storica o meno). Gradualmente lo spazio pubblico ha visto peggiorare le proprie condizioni di accessibilità e fruibilità e, non rispondendo più alle esigenze del vivere contemporaneo e nelle mani di un’Amministrazione e di una società in crisi, è stato sempre più abbandonato a sé stesso e al degrado urbano: da fulcro della vita collettiva è diventato “uno spazio residuale, senza forma propria e senza nome, senza sistema simbolico preciso” (Huet, 1999: 5). Questo processo di crisi ha negato l’identità degli spazi pubblici danneggiando maggiormente quelli riconosciuti come “luoghi simbolici della memoria collettiva e della lunga durata” (Gregotti, 2002: 29) e in particolare quelli costituenti i paesaggi urbani storici che possiedono specifici caratteri identitari e che devono essere tutelati e valorizzati in quanto “bene culturale” (DLgs 42/2004; Convenzione Europea del Paesaggio, 2000), “eredità culturale comune” dell’Europa (Convenzione Faro, 2005) e “patrimonio mondiale” dell’umanità (Raccomandazione UNESCO, 2011). In quanto patrimonio culturale, lo spazio pubblico costituisce una risorsa per la cittadinanza (Organization of World Heritage Cities, Lione, 2013), la quale non dovrebbe solo partecipare passivamente, ma riappropriarsene consapevolmente come ‘bene comune’ del quale prendersi cura (Iaione, 2011; Arena, 2014). La riappropriazione dello spazio pubblico costituisce un principio fondamentale dei processi di riqualificazione, i quali, partendo proprio dai caratteri identitari che li hanno resi “testimonianza avente valore di civiltà” (DLgs 42/2004, art. 2), possono intervenire per eliminare le criticità esistenti attraverso adeguate azioni di: de-privatizzazione e de-cannibalizzazione volte a restituire il diritto di accessibilità e fruibilità ‘pubblica’ dello spazio; coinvolgimento e sensibilizzazione della cittadinanza in accordo e in aiuto all’Amministrazione pubblica; eliminazione del degrado che affligge lo spazio pubblico e miglioramento della sua vivibilità. Operando in questo senso il progetto di riqualificazione può migliorare la qualità dello spazio pubblico incidendo sui parametri: culturale, alla quale contribuiscono i caratteri identitari e il patrimonio culturale compresa la sua accessibilità; sociale, garantita dalla partecipazione e dall’interazione della cittadinanza; ecologico-ambientale, che comprende sia i fattori climatici e legati all’inquinamento sia la sostenibilità e la biodiversità degli spazi aperti (Stiles, 2010). La necessità di approcciarsi al paesaggio urbano storico dal punto di vista degli spazi aperti viene in primo luogo dall’UNESCO che ‘raccomanda’ di migliorare il loro uso produttivo e sostenibile al fine di preservare la qualità dell’ambiente umano (Raccomandazione, UNESCO, 2011). All’UNESCO va riconosciuto il merito di aver spostato l’attenzione dalla visione statica di ‘centro storico’, inteso fino alla Raccomandazione del 1976 esclusivamente come “gruppo o complesso di edifici”, a quella dinamica di ‘paesaggio urbano storico’, introdotta nel 2005 dal Memorandum di Vienna. Il carattere innovativo insito nella definizione di paesaggio urbano storico consiste nell’intendere l’area urbana come stratificazione storica di valori e caratteri culturali e naturali, composta dal tessuto edificato, dagli spazi aperti, dagli aspetti topografici, idrologici e naturali, fino a includere le percezioni e le relazioni visive. Tale definizione implica l’adozione di un approccio sistemico e multidisciplinare capace di riconoscere il carattere dinamico degli spazi pubblici e di promuoverne la diversità sociale e funzionale, al fine di integrare gli obiettivi della conservazione e quelli dello sviluppo sociale ed economico (Raccomandazione UNESCO, 2011). Osservando la definizione dell’UNESCO emergono due riflessioni: in primo luogo, tutti i centri storici possiedono un valore testimoniale che li caratterizza come paesaggi urbani storici; secondariamente, vista l’importanza delle relazioni e delle percezioni con il contesto, la città UNESCO (con tale termine la ricerca intende un sito iscritto alla Lista del Patrimonio Mondiale e tutelante un paesaggio urbano storico) non dovrebbe limitarsi a operare solo all’interno dell’area tutelata, core area e buffer area, ma abbracciare la dimensione più vasta di ‘città UNESCO diffusa’ per ‘connettersi’ con i paesaggi urbani storici minori, con il paesaggio rurale storico e con il sistema paesaggistico-ambientale caratterizzanti l’identità del territorio. In tal senso, la ricerca propone di valorizzare il territorio attraverso la riqualificazione dello spazio pubblico riconosciuto come patrimonio culturale e bene comune, riferendosi specificatamente ai paesaggi urbani storici di dimensione medio-piccola (dai piccoli borghi alle città storiche di media dimensione) interpretati in senso ‘diffuso’ abbracciando le relazioni reciproche e con il territorio circostante. La compresenza e la vicinanza di paesaggi urbani storici e di un sito UNESCO presentanti caratteri identitari comuni può fornire l’opportunità di superare i confini urbani della singole realtà facendo leva sullo spazio pubblico come paradigma per la valorizzazione del territorio. La prima parte della ricerca ha indagato gli ambiti dello spazio pubblico e del paesaggio urbano storico dal punto di vista terminologico, normativo e tecnologico al fine di: fornire una definizione di spazio pubblico; specificare il fenomeno che ha portato alla crisi dello spazio pubblico; comprendere le criticità e le opportunità intrinseche nel suo essere contemporaneamente bene culturale e bene comune; classificare, a partire dall’analisi storica, gli elementi morfo-tipologici, i caratteri identitari, i componenti e i modi d’uso dello spazio pubblico all’interno del paesaggio urbano storico. Delimitato l’inquadramento scientifico della tematica, la ricerca è proseguita con lo studio di ricerche e buone pratiche sviluppate a livello europeo che hanno consentito di analizzare le criticità (cannibalizzazione dello spazio; peggioramento delle condizioni fruitive e di vivibilità; incapacità gestionale della sfera pubblica; mancanza di identificazione da parte della cittadinanza) dello spazio pubblico all’interno del paesaggio urbano storico, le quali sono state confermate dall’analisi dei ‘paesaggi urbani storici’ italiani per eccellenza, cioè le città UNESCO italiane. L’analisi dei Piani di Gestione ha fornito un quadro circa le principali azioni previste dai siti italiani per migliorare la fruizione, l’identità e la vivibilità dello spazio pubblico in rapporto al paesaggio urbano storico e al territorio, anche digitalizzando alcuni strumenti e attrezzamenti (cartellonistica, parchimetri etc.). Il campo d’indagine delle città UNESCO è limitato all’Italia in quanto in letteratura viene ritenuta la “peni

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BOLICI, ROBERTO
MUSSINELLI, ELENA GERMANA
ICAR/12 - TECNOLOGIA DELL'ARCHITETTURA


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